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Jango

31 maggio 2012
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Quando si è tristi la musica può accompagnare la nostra tristezza o può farla scivolare pian piano via.

Io ho scoperto Jango e me ne sono innamorata.

E’ una web radio, si digita il nome di un cantante o di un gruppo musicale che piacciono e poi vengono proposte non solo canzoni dell’artista che si è scelto ma anche di altri che per similitudine potrebbero interessare.

La canzone che si ascolta può essere votata: pollice giù e quella canzone non verrà più proposta, pollice su e sarà suonata più spesso. Se si decide di non ascoltare più una canzone si può anche scegliere di non ascoltare più anche l’artista. Insomma più si ascolta e si danno voti più la radio si adatta ai propri gusti, lasciando però aperta la possibilità di esplorare e scoprire nuove canzoni.

E mentre ero immersa nei miei pensieri improvvisamente è iniziata una canzone che non conoscevo e che mi ha dato i brividi: “a thousand kisses deep” di Leonard Cohen.

E i pensieri sono scivolati via, rapita da quella voce.

essere scontenti di sé stessi

28 maggio 2012

Non c’è nulla da fare. Le occasioni per essere scontenti di sé sono sempre troppe.

Mi rode il post che ho pubblicato prima, mi rode non saper trovare le parole, mi rode cercare di andare avanti, dimenticare per un attimo e far finta che vada tutto bene.

Mi rode anche fare questo post che sembra di nuovo mettere luce su di me anziché su lei.

Sono triste.

Vorrei poter fare ma non so come.

Vorrei scusarmi se ho ferito.

 

 

Essere contenti di sè stessi

28 maggio 2012

Si può insegnare ad un figlio ad essere contento di sè stesso?

Due giorni fa condividevo con un’amica speciale una riflessione: i bambini assorbono le nostre emozioni, imparano più da ciò che facciamo e sentiamo che da ciò che diciamo.

Per cui mi sono chiesta se IO sono contenta di me stessa.
Se mi fossi posta la stessa domanda qualche anno fa avrei sicuramente risposto di no. Per quanto bene andassero le cose c’era sempre qualcosa che mi spingeva a non apprezzare completamente i niei successi o ciò che di bello mi capitava. Spuntava sempre un pensiero maligno a ricordarmi che però forse avrei potuto.. , avrei dovuto.., avrei …. La soddisfazione arrivava e puntualmente non ne sapevo godere che per poco, fossero ore o giorni. Mai che nei momenti di sconforto mi tornassero in mente le mille volte in cui ero riuscita a superare ostacoli o essere di conforto a qualcuno.

Il mio maestro di Qi Gong quando abbiamo eseguito per la prima volta una forma completa (cioè tutte le posizioni previste in modo continuo, senza interruzioni) ci ha invitato a batterci le mani, a congratularci con noi stessi, a dirci “Bravi” da soli. Ci ha spiegato che è una consuetudine che dovremmo prendere perché se non siamo i primi a sentire di esserci meritati un complimento non riusciremo mai ad apprezzare quelli che ci faranno gli altri. Entreranno per un orecchio e usciranno subito dopo, senza realmente gratificarci.

Ho pensato che fosse estremamente vero, in passato è accaduto moltissime volte di ricevere dei complimenti che non riuscivo ad apprezzare perché convinta di non aver fatto al meglio. E poi mi è venuto in mente il libro di Marlo Morgan in cui dice che i boscimani non hanno l’abitudine di festeggiare i compleanni, che la trovano una pratica discutibile, che senso ha festeggiare un anno che se ne va? Loro invece fanno festa e festeggiano ogni qualcolta la persona raggiunge una nuova tappa, fa una nuova conquista. E io quando l’ho letto ho pensato che fosse un concetto meraviglioso.

Ecco, se mi chiedo ora se sono contenta di me, ora posso rispondere di sì, non sempre, ma spesso sì! Comincio ad apprezzare le piccole conquiste che faccio, sono cosciente come prima degli errori e delle manchevolezze e di quanto mi allontani dal mio ideale di perfezionismo ma, la maggior parte delle volte, non lo vivo più come una mancanza ripugnante, come un mini fallimento. Mi godo il mio successo, grande o piccolo che sia e penso che la prossima volta andrà ancora meglio.

Spero che Issa assorba questo sentimento, che abbia modo di sentirlo dentro di sè.

Ora è in una fase in cui ha le potenzialità per fare mille cose ma deve ancora padroneggiarle, e tante cose che potrebbero interessarle sono ancora precluse. Quando mi accorgo che la frase “quando sarai grande” comincia a essere ripetuta troppe volte, le ricordo tutto ciò che ha imparato fino adesso e la lista è davvero lunga: ha imparato a camminare, a parlare, a saltare, a vestirsi da sola, a lavarsi il visetto, a usare il water, a colorare, a disegnare, a cantare, .. ; sta imparando altre cose, che richiedono tempo, ma intanto quello che ha conquistato non glie lo toglie nessuno.

E soprattutto ogni qualvolta compare una nuova conquista non manchiamo mai di batterle forte le mani e dirle “brava”, lei ride con gli occhietti che brillano e poi si batte anche lei le mani.

Tutto procede bene

24 maggio 2012

Lunedì, all’arrivo in radioterapia, temo per i giorni a venire. Sala d’attesa stracolma. Televisore ad alto volume sintonizzato su programma becero. Sguardi persi nel vuoto. Clima mesto. Dottori che si alternano nel chiamare i pazienti. Chi con voce tonante e chi con un sussurro. Impossibile leggere. Occorre tendere le orecchie per poter cogliere il proprio nome al di sopra delle voci televisive pagliacce. Io e Luke ci guardiamo perplessi.

Passa un’ora e mezza e finalmente è il mio turno. Entro in una stanza dove al capo di un lettino è posizionato un enorme tubo, e proprio lì sopra qualcuno ha appeso un sole giallo, in cartoncino, con due enormi occhi neri e un grande sorriso. E’ strano come piccoli particolari possano cambiare il colore di uno stato d’animo. Passa la stanchezza, passa lo sconforto e penso che quel sole, lì, sia un bellissimo regalo.

Mi spoglio, mi sistemo nel lettino, controllano che i puntini tatuati siano al posto giusto, mi coprono con una bella coperta e si parte. Per circa 10 minuti ferma immobile. E nonostante dentro il tubo ci sia un gran rumore e sia difficile concentrarsi il tempo scorre veloce.

Al termine un’altra sosta in sala d’attesa: vengo chiamata da un’infermiera gentile che ci spiega tutto ciò che devo o non devo fare per i prossimi giorni di terapia. E’ precisa, sorridente, risponde con calma alle nostre domande e, nonostante per tre volte qualcuno cerchi di insediarsi nella stanza in cui siamo, continua a parlare senza fretta e con precisione. Calma, sorridente e concentrata, bisogna essere davvero professionali e in gamba per non farsi turbare dai ritardi: esco dall’ospedale serena e fiduciosa.

Nei giorni successivi non è più capitato di dover aspettare a lungo, il tifo funziona :)

Lunga vita alle cellule sane

18 maggio 2012
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Pensavo di iniziare a fine mese e invece mi hanno già chiamato.

Lunedì inizio il ciclo di tomoterapia, un tipo particolare di radioterapia che permette, tra le altre cose, di salvaguardare meglio i tessuti circostanti, e questo è particolarmente importante nel mio caso, visto che una bella dose di irradiazione l’ho già presa due anni fa.
Con la simulazione fatta possono calcolare la giusta dose di irradiazione nel punto di sovrapposizione con quella  passata: se non fosse che lo fanno a me penserei che è affascinante! No, dai, in realtà mi sento serena e tranquilla in questi giorni.

E’ un’altra tappa del viaggio, serve e la farò pensando che mi sto curando, che i miei tessuti, i miei linfonodi, e tutti gli organi che verranno coinvolti reagiranno nel modo migliore: lunga vita alle cellule sane!

 

Torino, Anna Lisa e ..

14 maggio 2012
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Sto cercando di mettere ordine ai miei pensieri ed emozioni per raccontare quello che è stato il mio fine settimana ma non è semplice.

Due eventi importanti per me.

La presentazione del libro di Anna Lisa, a cui tenevo tantissimo essere presente, era importante per me essere tra il pubblico e renderle omaggio.

La possibilità di conoscere alcune delle autrici di Oltreilcancro: Giorgia, Milva, Romina, Sissi. E ne sono stata felice e commossa. E continuo a stupirmi di come sia strano trovarsi così bene insieme a qualcuno che hai conosciuto solo virtualmente e come sia semplice sentire dell’affetto.  Non ho parlato molto, mi piaceva sentirle parlare e raccontare. Tutte così diverse eppure così ricche di umanità e sensibilità. 

  • Prima tappa dai nonni: Issa farà vacanza da loro e per me e Luke è l’occasione di stare insieme da soli per un lungo week-end dopo molto tempo..
  • Partenza per Torino, ci aspettano diverse ore di viaggio in macchina ma sono felice. Del resto, non importa la meta, non importa il mezzo per me viaggiare è sempre gratificante.
  • Arrivo al Salone del Libro: andiamo subito in cerca del posto in cui ci sarà la presentazione del libro di Anna Lisa, anche se mancano più di due ore, giusto per essere certi di ritrovarlo quando sarà il momento!
  • conoscere finalmente Giorgia e Milva allo stand de la Stampa, essere presentata alla Mamy e a Qualcuno. E la commozione si fa sentire, non riesco ad articolare nulla di intellegibile e me ne dispiaccio..
  • girare per il salone del libro:un girone infernale! Stand, persone, spazi aperti, chiusi, libri ovunque, e un rumore di sottofondo costante. Eppure il primo impatto è di entusiasmo. Girare tra gli stand, adocchiare un titolo, farsi tentare da una copertina o da una casa editrice conosciuta da poco è una vera goduria.
  • E poi conoscere Romina, Sissi, ed è subito ora di entrare in sala e avviene tutto come deve avvenire. Ci sono momenti di forte commozione, ci sono momenti in cui si ride e si sorride. E la presenza di Anna Lisa si fa sentire, è in tutto ciò che viene detto con le splendide parole di Mario Calabresi, di Anna Masera, di Andrea, di Giorgia e di Milva. E si conclude con una nota importante: Anna Lisa non ha potuto vedere la luce del libro ma sapeva che si sarebbe realizzato, e ne era entusiasta.
  • riesco a parlare nuovamente con la Mamy, finalmente le parole ritornano chiare, anche se la commozione rimane immutata

E poi altri eventi, altre parole, altre emozioni.. sì, un intenso e meraviglioso fine settimana. 

Up and down

11 maggio 2012

Che giornate particolari ho vissuto.  Sbalzi d’umore repentini, voglia esagerata di cioccolata fondente, sensibilità estrema, scatti d’ira. Poche ore dopo tornava la serenità, il gusto di uscire, di godersi il sole, di leggere, di giocare. 

In un momento no ho anche scritto un commento che con il senno del poi mi è parso eccessivo, subito il pentimento, il timore di aver offeso. E poi la gioia di scoprire che tutto era stato perdonato. Reazioni esagerate. Eccessive.

Sarà stato un effetto di assestamento del nuovo farmaco?

Sarà che ho scoperto che a breve dovrò iniziare un trattamento radioterapico?

Eh già. Gli oncologi non hanno scordato che dalla biopsia risultava un margine contaminato e la possibilità di fare la tomoterapia anziché la radioterapia classica ha riportato in auge questo trattamento.

Son due giorni che mi pare di aver ritrovato un certo equilibrio, non sono zen, sia chiaro, ma almeno mi riconosco.

E chi mi sta intorno ringrazia :)

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