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Invisibile

26 aprile 2012

Tra le cose belle che mi ha portato la conclusione delle terapie chemioterapiche c’è la possibilità di uscire quando e dove lo desidero. L’astenia e la neutropenia mi hanno fatto vivere per molti mesi confinata per lo più in casa e ora mi godo questo beneficio.

Ho iniziato a uscire con la mia nuova fascia arabeggiante, per scelta, e non è stato per nulla simpatico scoprire che non venivo riconosciuta. Due incontri, due giorni diversi, due conoscenti. In entrambi i casi mi hanno osservato, io li ho salutati e ho letto nei loro occhi lo smarrimento di chi è alla ricerca frenetica del nome da associare a quel viso, con la speranza che non si fermi a parlare perché non si ha la più pallida idea di chi sia.  Quando sono tornata a casa mi sono guardata allo specchio per vedere quanto sono cambiata. I miei occhi sono uguali, ora ho di nuovo le mie ciglia e sopracciglia, ma indubbiamente il viso non è lo stesso.

Forse è stata colpa della trasformazione che le terapie portano con sé ma ho cercato di archiviare l’accaduto in altro modo, forse è stata la fascia a spiazzare, forse erano soprappensiero e poi diciamolo è un fatto assolutamente privo di importanza anche se al momento ha ferito il mio amor proprio.

Da qualche giorno c’è un’altra bella novità. Domenica scorsa sono uscita per la prima volta in pubblico senza che alcuna fascia avvolgesse la mia testolina. E’ stata una bella soddisfazione. I miei nuovi capelli sono corti corti ma coprono abbastanza bene quasi tutta la mia capoccia, Luke mi ha incoraggiato, mia sorella anche e così con titubanza mista ad orgoglio mi sono affacciata “nuda”al mondo.

Martedì le mie compagne di corso mi hanno accolto con entusiasmo. Erano felici per me e io ho tanto apprezzato il loro capire quanto fosse un momento delicato e importante quel mio espormi.

In settimana ho visto anche dei parenti, gli stessi che solo qualche settimana fa mi hanno visto con la fascia e che ora potevano vedermi nuovamente senza nulla in testa. Nessuna parola. Neanche un cenno. Forse aspettavano una parola da parte mia, non lo so.

Possibile che delle persone che mi conoscono solo da due mesi siano state capaci di gioire per me e con me e persone che mi conoscono da una vita si siano comportate come nulla fosse?

Romina ha elencato la sua lista di cose da non dire a un malato di cancro. Dice che a volte è meglio stare zitti se non si sa cosa dire. Eppure il silenzio a volte ferisce quanto le parole.

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22 commenti leave one →
  1. il pipì permalink
    26 aprile 2012 21:52

    Credo che sia vero che a volte il pudore per un evento cosi’ spiazzante induca alcuni a tacere per paura di ferire.Dipende dalle persone.Io a lavoro ho purtroppo piu di una collega che ha perso i capelli per il tuo stesso motivo.Quando una di queste un giorno ha smesso di indossare la parrucca ed e’ entrata nlo spogliatoio a occhi bassi ricordo che mi venne spontaneo dire ” dai guarda come ti stanno crescendo quei ricci” e dire che io nn le ho mai rivolto molte parole essendo di un altro reparto e turno.Lei si e’ come scrollata,ha sorriso e il gelo si e’ dissolto.
    Nn e’ facile,lo capisco,ma tu sei forte come un bambino che vuole venire al mondo…occhi diversi?si’ certo,la vita ti ha messo alla prova,tu sei l.esempio che per LEI si deve si puo’ combattere,sempre a testa alta,cn o senza capelli cara 2olkerina

    • 27 aprile 2012 10:56

      Penso che il tuo commento così spontaneo sia stato un toccasana per la tua collega! Un abbraccio

  2. ladysmith81 permalink
    26 aprile 2012 22:39

    Ora che la bella stagione ormai è arrivata vedrai che ti godrai ancora più a pieno questo poter uscire senza strascichi! Per quanto riguarda la vicinanza che ti fanno sentire certe persone conosciute da poco a differenza degli amici di sempre non posso che darti ragione; da quando ho partorito ho sentito mille volte più vicine voi amiche di blog che le amiche vere e reali. Da un lato mi sono dispiaciuta ma dall’altro sono stata davvero felice di aver avuto la possibilità di conoscere persone che nonostante la lontananza fisica son così speciali da riuscire a farmi sentire quanto sono vicine con mente e cuore.

    • 27 aprile 2012 11:00

      Chissà se e’ vero che a volte ci aspettiamo troppo dagli altri o se riponiamo fiducia nelle persone sbagliate! Comunque io son proprio felice di averti conosciuta virtualmente, un bacione alla tua ranocchietta 🙂

      • ladysmith81 permalink
        27 aprile 2012 11:05

        anche io carissima ne son davvero felice e chissà.. Magari un giorno riusciremo a incontrarci pure noi con le rispettive pupe come abbiamo fatto anche con Rosie!

  3. 27 aprile 2012 07:51

    Cara Wolkerina ho letto la pagina di Romina, ho letto anche quello che le aveva detto la prof universitaria.
    Sono rimasta allibita.
    In realtà, e questo lo dico a mio sfavore (nel senso che non è certo bello essere fatti così ma io sono così, purtroppo) mi aspetto talmente poco dai conoscenti/vicini di casa/compagne di palestra eccetera che queste frasi non mi soprendono e forse non mi ferirebbero neanche più di tanto. Ma ho detto forse, perché quello che avete passato voi io non l’ho mai passato, se non di riflesso con mia mamma.
    Diverso è il discorso dei parenti, ma forse, e anche qui dico forse, non sapevano che dire, non volevano ferirti e quindi son stati zitti. Penso anche che se tu hai percepito dell’indifferenza allora ci sarà stata, sei tu che li conosci.

    • 27 aprile 2012 11:07

      Molte di quelle frasi son state dette un po’ a tutte le persone ammalate di cancro e fanno davvero male. Poi ci passi sopra ma al momento feriscono proprio. Nel mio caso ti assicuro che l’imbarazzo e il pudore non c’entrano, quelli li percepisci e li comprendi. L’indifferenza e la mancanza di empatia invece urtano, poi come sempre tutto passa!

  4. Rita permalink
    27 aprile 2012 08:47

    Come ho già detto a Romina, può anche essere accaduto che io abbia “parlato troppo”, piuttosto che stare zitta…un’amica una volta mi disse che faccio parlare le pietre e questo Ti può dare il senso della mia favella…una parola sbagliata, al momento sbagliato, può far più male di uno schiaffo…lo stesso dicasi per il silenzio, a volte più pesante di un macigno. Io non faccio distinzioni fra parenti e amici, “veri” o “virtuali”, proprio perchè, come dice LadySmith81, (congratulazioni per la piccola!), spesso si ha di più da amici virtuali che non veri o che dai parenti….l’importante, alla fine, è non avere troppe aspettative, che spesso vengono disattese e poi la delusione è tanta e fa male. Viceversa è bello scoprire che comunque ci sono ancora persone “speciali”, che per la loro gentilezza, per i loro modi, per il loro linguaggio, con un gesto, con una parola….Ti danno amicizia, conforto, calore, un sorriso…., ognuno a modo proprio.
    Fermo restando, comunque, che il non saper cosa dire per non ferire o urtare è ben altra cosa che non l’indifferenza.
    Un abbraccione

    • 27 aprile 2012 11:14

      Comincio a pensare che la grande differenza sia data dal modo in cui ci si relaziona, una frase poco felice detta da una persona che fino a quel momento e’ sempre stata in sintonia con le tue vicissitudini non mi fa star male, così come un silenzio se accompagnato da un certo sguardo e modo di porsi: capisci che comunque sei considerato come una persona con un vissuto di sofferenza. Questo per dire che non si può avvicinarsi a un malato di cancro pensando ” oddio, chissà se adesso sbaglio qualcosa” …

  5. 27 aprile 2012 09:04

    A me è successo spessissimo di non essere riconosciuta per strada. DEvo dire che io non avevo più i capelli ma neanche le ciglia e le sopracciglia e quindi forse avevano pure ragione a non riconoscermi…però fa uno strano effetto. Tu ti vedi normale, come sempre, mentre gli altri ti percepiscono come estraneo…Per quanto riguarda i parenti “muti”, forse loro non sono in grado di relazionarsi con la malattia, purtroppo è una cosa che succede spesso…non crucciarti per loro, goditi invece questa ritrovata libertà e quelle persone che la rendono speciale!

    • 27 aprile 2012 11:16

      Anche se e’ una sciocchezza fa davvero un brutto effetto non essere riconosciuti!! E comunque ho voluto riferire l’episodio ma davvero non mi sta creando disagio, ora son concentrata sulle persone e sulle cose belle 🙂

  6. 27 aprile 2012 13:14

    io, a suo tempo, appena cominciarono a ricrescere i capelli, facevo sfoggio, e con un sorriso a 64 denti fermavo tutti quelli che conoscevo, che magari facevano finta di niente, e li salutavo, li intrattenevo in piacevolissime conversazioni, gustandomi in pieno il loro imbarazzo, non sapevano cosa dire, se chiedere o meno dei capelli, non riuscivano a capacitarsi della mia v4erve..ma come? una malata dicancro ch parla di giri in moto e di future vancaze?

  7. 27 aprile 2012 15:48

    Cara, spero che mi perdonerai se ti ho un po’ trascurata negli ultimi tempi, sto lavorando a delle modifiche sul sito dell’associazione Annastaccatolisa che mi hanno preso molto tempo e ho disertato i blog.
    Però non resistevo più dalla voglia di leggerti!
    Sai anche a me è capitato di non essere riconosciuta i primi tempi, ed è una cosa che ti fa stare malissimo, perché pensi: ma quanto mi ha cambiata la malattia???

    Anche io quando guardo le foto fino a un anno dopo la malattia vedo benissimo che avevo un altro sguardo, spento, stranito…non ero io. Poi pian piano ho ripreso la mia espressione di sempre.

    E sono contenta che tu stia iniziando alla grande la strada della ripresa.
    Ti abbraccio forte forte!

    • 27 aprile 2012 22:56

      Cara Rosie, non hai nulla da farti perdonare e son felice di averti qui ^_^
      E’ proprio lo sguardo a essere diverso, hai ragione, spero di riavere al più presto quello di prima!! Ricordo la foto che hai pubblicato su quel periodo, mi hai fatto tantissima tenerezza.. Un abbraccione

  8. 27 aprile 2012 20:17

    ciao wolker!, un brindisi per i tuoi capelli e il tuo coraggio.
    il problema dei silenzi è “nostro”, che i capelli li abbiamo e non sappiamo neppure immaginare quanto possano essere importanti e indicativi nella malattia, non fartene carico. voglio credere che i tuoi parenti siano stati in silenzio per pudore, per paura che un loro gioire passasse per frivolo.
    un abbraccio grande, tigli&gelsominO

    • 27 aprile 2012 23:07

      Sì, Tigli, ci vuole proprio coraggio a uscire con i capelli così corti, ancor più dell’usare fasce e turbanti. Questa volta ho sentito che era giusto per me fare così anziché usare la parrucca e ora è giunto il momento di espormi senza copricapi. E’ il mio viaggio che mi ha portato a essere senza capelli e non ho alcuna voglia di nasconderlo. E mi avrebbe tanto scaldato sentire un incoraggiamento..
      ti abbraccio anch’io 🙂

  9. widepeak permalink
    27 aprile 2012 20:25

    già! questo è uno di quei tuoi post
    che parlano anche per me… sapessi quanti silenzi intorno a me, quanti. e quante volte la gente (persone anche “vicine” o presumibulmente tali) hanno difeso quel silenzio codardo con un “ma io pensavo tu volessi
    cosí”. balle. balle. e io
    lo so, amici, che sono solo balle!
    un abbraccio
    e un gran sorriso solidale e felice per la tua meravigliosa “nudità”!

    • 27 aprile 2012 23:27

      immaginavo che avresti compreso ma avrei preferito per empatia e non per esperienza diretta e molteplice! Ti abbraccio forte Wide, un abbraccio sonoro e musicale per coprire tutti quei silenzi

  10. rominafan permalink
    28 aprile 2012 21:18

    Ciao Wolke, un abbraccio fortissimo ora che puoi finalmente cominciare ad andare a zonzo come ti va! Sai cosa? Nel decalogo ho messo “perchè non dimentichi tutto e basta”. Perchè è questo che le persone sono portate a fare. Spazzare sotto il tappeto quello che fa male, quello che spaventa. Lascia stare, non affrontare, girati dall’altra parte. E così facendo lo rendono talmente terrificante che, inevitabilmente, rifuggono da chi il Male (nel senso più ampio, filosofico e anche fisico del termine) lo porta dentro di sé, E’ per questo che la gente scappa. Che la gente ignora. Tu per loro non sei invisibile. Al contrario, sei fin troppo visibile. Ho paura che sono gli stessi che cambieranno argomento ogni volta che tu farai accenno alla malattia. Che si irriteranno ogni volta che tu avrai bisogno di parlare. Non ho suggerimenti da darti in merito, non so se dirti “spiega loro la tua realtà” o “ignorali, tagliali fuori da questo aspetto della tua vita e a buon rendere”. Non so cosa consigliarti…ma l’importante è che tu abbia qualcuno cui raccontare. Io non ebbi nessuno con cui parlare. Il mio fidanzato di allora, su consiglio della cara mammina che non voleva che il suo unico figlio si accompagnasse ad una ragazza tanto bellina, tanto a modino ma “fallata” e probabilmente non in grado di dargli una progenie, mi lasciò pochi mesi dopo la fine della chemio. I miei genitori non volevano parlare. Mi dicevano continuamente di stare zitta. E io per anni mi sono portata dentro una forte angoscia. Infatti poi ho aperto il blog e quello che ho pensato e provato lo sanno pure dall’altro capo del mondo. E mi sento libera. Comunica sempre, “collega”; COMUNICA. E fallo con chi è abbastanza in gamba da recepire…bacio!

    • 30 aprile 2012 15:54

      può essere proprio come dici, Romina. Sono troppo “visibile”. Per alcuni questo è inaccettabile perchè fa vacillare il mondo dorato in cui vivono. Sono fortunata perchè alcune persone con cui parlare le ho, ma non ho ancora imparato a farmi scivolare addosso le delusioni. Forse non voglio neppure più impararlo. forse per me va bene anche così, l’importante è saperle valutare per quello che sono e poi andare avanti. E su una cosa son d’accordo al cento per cento: la necessità di comunicare. Grazie e un baciotto!

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