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Emotività

3 agosto 2011

Se devo pensare a un’emozione che mi ha accompagnato per buona parte della mia vita la prima che mi viene in mente è paura. Il batticuore partiva all’improvviso e di colpo mi ritrovavo paralizzata. Se ad esempio a scuola l’insegnante faceva una domanda io mi bloccavo pur sapendo la risposta: il solo pensiero di alzare la mano mi mandava in tilt! Di esempi ne avrei a bizzeffe, ma ciò che conta è che questa emozione mi ha condizionato pesantemente. Ho evitato situazioni e persone che reputavo troppo pericolose, il gruppo di ragazze più “in” non mi ha mai fatto nascere il desiderio di farne parte, anzi! Eppure, nonostante questo handicap ho ottenuto molto: penso che l’abitudine a gestire tremori e ansie mi abbia sostenuto nell’affrontare situazioni sempre più complesse e queste conquiste mi hanno incoraggiato a continuare. Può sembrare strano a questo punto che una delle mie passioni, sin da ragazzina, siano stati i film di tensione (adoro Hitchcock, e non mi sono mai tirata indietro quando la tv passava un film di terrore). Mi vien da pensare che la visione di questi film abbia funzionato per me come valvola di sfogo, un modo cioè per incanalare ansie e paure personali in un contesto con una conclusione definita.
E poi è arrivata la gravidanza, i miei ormoni hanno dettato legge e travolto abitudini e modi d’essere: film e libri di tensione son stati banditi, non son più riuscita a tenermi aggiornata con il mondo reale, vivevo in una nuvoletta fatta di tenerezze e cose belle. Dopo la nascita della piccolina son dovuti passare parecchi mesi prima di riuscire a reggere nuovamente le notizie di attualità e quando
ormai mi sentivo pronta per affrontare nuovamente un bel thriller è arrivata la diagnosi di cancro. No, non è stata questa a condizionarmi nuovamente, ma la chemio. Un effetto imprevisto a cui non ero preparata: di nuovo sono precipitata in uno stato di vulnerabilità estrema, come se gli eventi, le notizie mi giungeressero senza la possibilità di una mediazione razionale. Assistevo preoccupata a questo cambiamento pensando che fosse imputabile alla mia incapacità di reagire alla diagnosi fino a quando ho letto il libro di Terzani “un altro giro di giostra”. E così ho scoperto che lui ha vissuto la stessa esperienza facendo la chemio, anche lui improvvisamente non è più riuscito a vedere film dell’orrore. Nel libro descrive in modo lucido i cambiamenti che avvengono nella sua mente e nel suo corpo, è stato illuminante leggerlo e riconoscersi. Che conforto sapere di non essere soli!

Rispetto delle GoodIntentions: 3 su 5

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