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E’ un dovere essere allegri?

24 gennaio 2013

Ho sentito una frase che mi ha fatto rabbrividire. “Devi sorridere, bisogna essere allegri”. Detta a una bambina di scuola materna. Devi?

Probabilmente, anzi sicuramente la frase è stata detta in buona fede per aiutare a far passare un momento no. Ma io mi sono dispiaciuta per quella bimba a cui viene negato il diritto di esser seria o triste, di provare sentimenti negativi. Ed è stato un attimo ripensare a me e alla mia infanzia. In qualche modo anche a me è stato negato il diritto di esser triste, non ricordo frasi simili a quella prima citata, ma ricordo bene il peso per non esser stata la bimba allegra e spensierata ma quella scrutatrice e osservatrice. Il peso di dover nascondere paure ed emozioni.

La leggerezza,  la capacità di ironizzare, il saper pensare in positivo, sono capisaldi del mio nuovo modo di vivere la vita. Ma tra questo modo di affrontare ciò che ci capita e la possibilità di esprimere malessere e tristezza c’è un abisso. Quante volte ho sentito anche la frase “non serve piangere..” “non serve aver paura.. è solo..”. E in questo modo si rimanda al bambino l’idea che ciò che prova non sia adeguato. E io, con i sensi di inadeguatezza, ci faccio i conti ancora adesso.  Chissà perché è così difficile accettare che anche i bambini abbiano il diritto di esser tristi, di disperarsi.

Vorrei per Issa la possibilità di dire “sono triste”, “ho paura”, “sono arrabbiata” o anche semplicemente di sentirsi triste, impaurita e arrabbiata senza che qualcuno intervenga dicendo “ma dai, non è importante”. Ha il diritto di aver accanto qualcuno che semplicemente la ascolta, anche in silenzio. E che, dopo, l’aiuti a vedere il buono e il bello che quell’esperienza ha portato con sé.

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20 commenti leave one →
  1. Barbara Zambrelli permalink
    24 gennaio 2013 17:22

    Hai proprio ragione. Comincia quando si è bambini la tendenza a farci soffocare le emozioni, es. “come sei brutta quando piangi” , e per i maschietti temo sia ancora peggio. Ma manifestare le emozioni è una necessità. Purtroppo molto spesso tendiamo a replicare su chi ci circonda quello che è stato “insegnato” a noi. Alla prossima.

    • 24 gennaio 2013 20:45

      nei maschi penso che prevalga la soppressione del pianto, nelle bambine della rabbia, per entrambi la tristezza. sono delle generalizzazioni, ovvio, ma rifletterci sopra non penso che faccia male. credo che soffocare le emozioni non sia salutare, si deve imparare il modo in cui manifestarle, come non rimanerne vittime, come veicolarle, ma reprimerle no. A presto 🙂

  2. 24 gennaio 2013 18:10

    Io ho un’aspirazione e cioè riuscire a lasciare miei bambini liberi non solo di sentirsi come stanno veramente, ma di aiutarli a capire perché stanno così. Succede che uno dei bambini improvvisamente sia arrabbiato o innervosito ma non sa perché. Mi piacerebbe aiutarli a capirsi, senza togliere loro le loro emozioni (tutte le emozioni). Un giorno mio figlio (aveva appena cominciato la scuola materna) è tornato a casa mi si è aggrappato addosso sul divano e mi ha detto che a scuola aveva pianto. Gli ho chiesto perché. Lui non lo sapeva (è un bambino piuttosto sereno, ma aveva appena cominciato l’asilo ed era appena arrivata un’altra sorella, come se non gliene bastasse una bella tosta!). Gli ho detto che succede a tutti di essere tristi, anche alle mamme e ai papà. E’ normale ed era giusto che lo facesse se ne sentiva il bisogno. E’ sceso ed è andato a giocare tranquillo (per quanto si possa essere tranquilli da me). Raccontare le emozioni, provare a dar loro un significato credo che sia importante.
    Almeno ci provo :D!

    • 24 gennaio 2013 20:59

      son d’accordo con te, Simonetta, dare un significato a quanto si è provato è fondamentale, anche noi lo facciamo (Goleman insegna 🙂 ), è un passo importante dopo l’accettazione e l’ascolto dell’emozione. E dici bene, ci si prova, non è affatto semplice e scontato riuscirci.

  3. rita permalink
    24 gennaio 2013 21:25

    I bambini si pensa debbano essere sempre allegri e spensierati e quindi si tende a minimizzare o proprio sottovalutare i loro “problemi”, liquidandoli con “non e’ niente….sono sciocchezze……ma non fare lo sciocco/a”……i loro sentimenti vanno rispettati, hanno diritto di essere allegri e spensierati ma anche tristi o pensierosi, ma soprattutto poterne parlare sapendo di essere ascoltati non liquidati con leggerezza e con l obbligo di essere comunque felici.

    • 25 gennaio 2013 11:09

      certo, se si confrontano i loro problemi con i nostri viene facile pensare che le loro siano sciocchezze, ma è un paragone che non regge. Ai loro occhi quelle emozioni e quelle difficoltà possono essere enormità. ciao Rita!

  4. mammadifretta permalink
    24 gennaio 2013 21:26

    a me dicevano di non piangere altrimenti lei avrebbe pianto in cielo.
    Altro che la libertà di provare emozioni.
    Mia figlia è un tipo piuttosto cupo, per niente allegro, ma è la natura che ha eredtato dal padre. Impegnati a cercare la felicità quando ce l’hanno sotto il naso, l’unica cosa che faccio è sorriderle sempre, tanto il resto del mondo continua a dirlee “musona”, ” e un pò di allegria!

    • 25 gennaio 2013 11:14

      che insofferenza per quelle frasi buttate lì senza riflettere! e hai ragione, la pressione a soffocare le emozioni negative la riceviamo un po’ tutti, riuscire ad avere almeno una persona con cui non è necessario fingere, soffocare, è una via di salvezza.

  5. samira permalink
    25 gennaio 2013 17:33

    donne mie….ma rilassarsi un attimo mai? Non pensate che forse quella frase sia stata detta per allentare la tensione in un momento un pò triste o per dare serenità ad una bimba un pò turbata? non pensate che il ‘devi’ non sia stato detto come imperativo morale, ma semplicemente come un’esortazione a vivere serenamente un momento di difficoltà? Perchè sempre voler analizzare e scandagliare ogni frase, ogni reazione, ogni minimo dettaglio?
    Cara Wolkerina, mi piaceva molto il tuo blog, la tua positività, il racconto della tua esperienza, a me molto vicina, ma negli ultimi tempi dà segni di stanchezza (il blog, non tu), di ‘occupare l’interspazio’ tanto per occuparlo, e gli internauti che ti seguono nei commenti (e che seguono anche altri blog ) una comunità un pò ‘sciacalla’ alla ricerca di novità su di ‘voi’ ..possibilmente non così belle da non poter commiserare con qualche pietistico commento….un consiglio da chi ci è passato: vivi la vita reale e sfogati con chi ti conosce davvero e ti guarda negli occhi…lascia perdere tutto il resto.
    So che questo commento susciterà critiche feroci e passionali, fatele pure, il mondo è bello proprio perchè siamo in tanti e la pensiamo tutti in modo diverso.
    Un in bocca al lupo e un caro augurio.

    • 25 gennaio 2013 23:35

      In effetti sembra che si tratti di tanto rumore per nulla. Una singola frase che danno può fare? Il punto è che quella frase, come ho scritto, ha fatto scattare un campanello d’allarme. Per molti, troppi anni io ho represso le mie emozioni, perché non mi sentivo libera di farlo, e son sicura che un certo tipo di frasi ha consolidato questo mio modo di agire. Nel libro “intelligenza emotiva per un figlio” Goleman spiega le conseguenze sulla sfera emotiva di una sistematica negazione o sottovalutazione delle emozioni negative.
      Non credo che la maggior parte dei lettori dei ‘nostri’ blog sia uno spione del dolore, come non credo tu abbia frequentato questi blog con questa motivazione, no?
      Su una cosa sono sicuramente d’accordo con te: io sono cambiata, il mio blog è cambiato, è nell’ordine delle cose che possano cambiare anche i lettori.

  6. 25 gennaio 2013 21:35

    Non c’è da aggiungere nulla a queste riflessioni così profonde ed equilibrate e mi sento di condividerle completamente.

    Un abbraccio, Wolkerina bella. 🙂

  7. 26 gennaio 2013 11:52

    Sono stata una bambina chiusa e solitaria. È quelle frasi buttate li erano una sofferenza (le percepivo così). Non sono pigne mentali, é la realtà. Crescendo sono rimasta una donna chiusa e solitaria, anche se in apparenza sembro allegra, ironica e solare. Suppongo di aver appreso a fingere bene. E non é una bella cosa. Si tende a pretendere che bambini e adolescenti debbano essere felici. Non lo sono quasi mai. Si dovrebbe essere liberi di essere osservatori, curiosi, inquieti, spesso insoddisfatti, sempre alla ricerca. A chi mi fece notare una volta che “vivi male”, risposi “vero. Ma siccome vivo male io non te ne crucciare e soprattutto non mi scocciare” (invero i termini furono un po’ più grezzi…) 🙂

    • 30 gennaio 2013 09:36

      molto egoisticamente leggere il tuo commento mi ha sollevato, essere compresa da chi ha avuto un vissuto simile conforta, grazie.
      P.S. risposta geniale, me la devo ricordare 🙂

  8. 27 gennaio 2013 15:12

    La consapevolezza aiuta a gestirle, le emozioni. Alle volte ci sentiamo in modi o facciamo cose che sono più forti di noi, senza conoscerne le ragioni, pur sapendo di agire in modo irrazionale. Succede perchè le emozioni lavorano da sole in silenzio, anche se non ci rendiamo conto di viverle e ci comportiamo sempre animati da buone intenzioni, ferendo il prossimo senza volere e senza rendercene conto. Così magari è possibile che quell’insegnante (come chiunque altro al mondo, presenti inclusi) abbia detto quella frase sia per consolare, sia, contemporaneamente, per un bisogno proprio di sentirsi brava o di non essere turbata da un’emozione altrui. Siamo esseri umani 🙂 La consapevolezza aiuta a gestire le emozioni e se la storia delle nostre relazioni non ci aiuta, per lo meno ci possono aiutare le relazioni che costruiamo ex novo, il presente e il futuro. Il blog secondo me può essere un mezzo in cui specchiarsi e riflettersi, per passare a rallentatore i momenti della nostra vita, gestire i nostri punti deboli che vengono fuori rapidissimi e in automatico e passare oltre. E per fortuna il blog ci permette di trascurare se il nostro riflettere su noi stessi è di peso a qualcuno. D’altronde non è per intrattenere il prossimo che uno riflette su di sè, ma per guardarsi e al limite confrontarsi con chi ne ha voglia.
    Abbracci, cara!

    • 30 gennaio 2013 09:58

      grazie Nat, è denso di riflessioni questo commento! credo anch’io che spesso agiamo senza esser consapevoli dell’effetto dei nostri comportamenti, e proprio per questo non provo rabbia per ciò che è accaduto in passato, ma solo il desiderio che l’oggi sia diverso.
      e ciò che dici sul blog “Il blog secondo me può essere un mezzo in cui specchiarsi e riflettersi, per passare a rallentatore i momenti della nostra vita, gestire i nostri punti deboli che vengono fuori rapidissimi e in automatico e passare oltre” è proprio vero. Dopo aver scritto ci si sente più leggeri, e poi ‘si passa oltre’ 🙂

  9. 27 gennaio 2013 17:13

    Sono completamente d’accordo con te, una persona ( soprattutto un bambino/a ) ha il diritto di essere triste oppure serio/a, ci mancherebbe altro; non sono mai riuscito a capire chi riesce con estrema disinvoltura a coprire le proprie emozioni con una espressione falsa di cortesia, io non ne sono capace, se sono triste sono triste e quando lo sono si vede, sempre.
    Purtroppo mi sono reso conto che molte persone parlano per luoghi comuni e molto spesso non si rendono conto del vero significato delle loro parole.

    Un saluto

    • 30 gennaio 2013 10:27

      In passato trovavo normale dissimulare il mio stato d’animo, per essere probabilmente come pensavo agli altri facesse piacere, per pigrizia e non dover spiegare il perché, per pudore. pian piano ora sto imparando a non farlo.
      buona giornata

  10. widepeak permalink
    30 gennaio 2013 18:32

    Sono assolutamente con te. Che poi questa idiozia del far finta che va tutto bene, genera più infelicità e inadeguatezza che altro. Come se la vita fosse vagare con un sorriso beota sulla faccia, come se stare male fosse una colpa. Vabbè, lo sai, rischio di ripetermi…bacio!

    • 2 febbraio 2013 09:18

      Eh già, e poi i malati spesso si ritrovano a nascondere ciò che provano, proprio con le persone più care. può essere un fardello davvero pesante.
      Tanti baci a te!

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