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Essere contenti di sè stessi

28 maggio 2012

Si può insegnare ad un figlio ad essere contento di sè stesso?

Due giorni fa condividevo con un’amica speciale una riflessione: i bambini assorbono le nostre emozioni, imparano più da ciò che facciamo e sentiamo che da ciò che diciamo.

Per cui mi sono chiesta se IO sono contenta di me stessa.
Se mi fossi posta la stessa domanda qualche anno fa avrei sicuramente risposto di no. Per quanto bene andassero le cose c’era sempre qualcosa che mi spingeva a non apprezzare completamente i niei successi o ciò che di bello mi capitava. Spuntava sempre un pensiero maligno a ricordarmi che però forse avrei potuto.. , avrei dovuto.., avrei …. La soddisfazione arrivava e puntualmente non ne sapevo godere che per poco, fossero ore o giorni. Mai che nei momenti di sconforto mi tornassero in mente le mille volte in cui ero riuscita a superare ostacoli o essere di conforto a qualcuno.

Il mio maestro di Qi Gong quando abbiamo eseguito per la prima volta una forma completa (cioè tutte le posizioni previste in modo continuo, senza interruzioni) ci ha invitato a batterci le mani, a congratularci con noi stessi, a dirci “Bravi” da soli. Ci ha spiegato che è una consuetudine che dovremmo prendere perché se non siamo i primi a sentire di esserci meritati un complimento non riusciremo mai ad apprezzare quelli che ci faranno gli altri. Entreranno per un orecchio e usciranno subito dopo, senza realmente gratificarci.

Ho pensato che fosse estremamente vero, in passato è accaduto moltissime volte di ricevere dei complimenti che non riuscivo ad apprezzare perché convinta di non aver fatto al meglio. E poi mi è venuto in mente il libro di Marlo Morgan in cui dice che i boscimani non hanno l’abitudine di festeggiare i compleanni, che la trovano una pratica discutibile, che senso ha festeggiare un anno che se ne va? Loro invece fanno festa e festeggiano ogni qualcolta la persona raggiunge una nuova tappa, fa una nuova conquista. E io quando l’ho letto ho pensato che fosse un concetto meraviglioso.

Ecco, se mi chiedo ora se sono contenta di me, ora posso rispondere di sì, non sempre, ma spesso sì! Comincio ad apprezzare le piccole conquiste che faccio, sono cosciente come prima degli errori e delle manchevolezze e di quanto mi allontani dal mio ideale di perfezionismo ma, la maggior parte delle volte, non lo vivo più come una mancanza ripugnante, come un mini fallimento. Mi godo il mio successo, grande o piccolo che sia e penso che la prossima volta andrà ancora meglio.

Spero che Issa assorba questo sentimento, che abbia modo di sentirlo dentro di sè.

Ora è in una fase in cui ha le potenzialità per fare mille cose ma deve ancora padroneggiarle, e tante cose che potrebbero interessarle sono ancora precluse. Quando mi accorgo che la frase “quando sarai grande” comincia a essere ripetuta troppe volte, le ricordo tutto ciò che ha imparato fino adesso e la lista è davvero lunga: ha imparato a camminare, a parlare, a saltare, a vestirsi da sola, a lavarsi il visetto, a usare il water, a colorare, a disegnare, a cantare, .. ; sta imparando altre cose, che richiedono tempo, ma intanto quello che ha conquistato non glie lo toglie nessuno.

E soprattutto ogni qualvolta compare una nuova conquista non manchiamo mai di batterle forte le mani e dirle “brava”, lei ride con gli occhietti che brillano e poi si batte anche lei le mani.

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23 commenti leave one →
  1. 28 maggio 2012 17:02

    Che bel post ;)! Penso che la tua Issa e mi auguro anche i miei figli saranno meno “perfezionisti” di quanto siamo state noi! Se lo meritano ;)!
    Un abbraccio!

  2. iltopovolante permalink
    28 maggio 2012 17:12

    Accidenti tu devi essere contenta e soprattutto orgogliosa di te stessa mia cara!!!capisco qlo che scrivi perfettamente,io purtroppo ho ricevuto un.educazione un po’ depressa,fil rouge la scontentezza e la critica velata.a cui se ne evince il mio carattere malinconico ma anche un po’ rivoltoso e anticonformista…
    Da quel poco che mi sembra di capire,sicuramente tu insegnerai belle cose a tuo figlio,e a vivere pienamente:-)

    • 30 maggio 2012 21:37

      eh già, l’influsso dell’educazione può essere enorme, io cerco di fare il meglio, ogni tanto si sbaglia ogni tanto si azzecca 🙂

  3. 28 maggio 2012 21:09

    Spesso parlo con dei ragazzi momenti difficili niente lavoro , pochissima considerazione, Ma se gli sai dire col cuore: dai! tu comunque vali , sei in gamba. Fargli capire che tu credi in lui gente spaventata risorge , riprende il filo o ne cerca uno da seguire. Ci devi credere anche tu però … se questa “fiducia” passa è il fertilizzante dei progetti di una vita….

    • 30 maggio 2012 21:43

      mi piace molto ciò che hai scritto, bellissimo quello che sei riuscita (o riuscito?) a fare!

  4. 28 maggio 2012 23:37

    Posso batterti le mani anch’io? Io ne devo fare di strada per sentirmi così, ma ci voglio riuscire (ho detto voglio? Sto facendo progressi!) Sono convinta che i nostri figli non possano che trarre vantaggio da una mamma sicura di sè (senza esagerare) che infonda loro fiducia (a me forse è un po’ mancata).
    Buona settimana!

    • 30 maggio 2012 21:47

      Grazie Alice, anch’io sto facendo la mia strada per tenere lontani i pensieri molesti e demotivanti.. che fatica!

  5. 29 maggio 2012 07:32

    Mi sento così simile a te Wolky, in tante cose. Dovrei anche io fare come consiglia il tuo maestro, perché è vero, chissà perché i complimenti fatti dagli altri spesso non li ascoltiamo.
    Hai ragione, Issa ha imparato un sacco di cose ma tante ancora ne deve imparare, e quindi ben venga, a volte, il “quando sarai grande”.

    • 30 maggio 2012 21:49

      Non li ascoltiamo, cara Maude, perché siamo le prime a non considerarci meritevoli, ma cambiare si può 😉

  6. rita permalink
    29 maggio 2012 07:54

    un po di “sana” autostima…certo, fa bene a noi stessi (avercene!) e sono sicura che Issa assorbe, soprattutto ora che è ancora piccina e che è in piena fase di piccole grandi conquiste. Premiarla con i Vostri applausi non può che aumentare la fiducia in sè stessa e nelle sue capacità….e non è poco, proprio no.

    P.S.: grazie ancora per ieri…..una grande e piacevole sorpresa

    • 30 maggio 2012 21:51

      Sarebbe per me una cosa meravigliosa se crescesse con una buona e sana autostima, è la base per vivere bene..
      P.S. grazie a te 🙂

  7. 29 maggio 2012 22:21

    Brava, davvero. Questo post è un’iniezione di intelligente e amorosa fiducia di cui tutti noi abbiamo bisogno. Vedi che belle cose t’insegna il Qi Gong,mi fai venire una gran voglia di riprendere a praticarlo come si deve. Ti abbraccio

    • 30 maggio 2012 21:54

      Il Qi Gong mi sta cambiando, fisicamente e mentalmente, e non ci voglio neanche pensare che tra poco inizierà la pausa estiva!! Se ricominci a praticarlo vorrà dire che anch’io avrò fatto una cosa bella come hai fatto tu quando me l’hai fatto scoprire 😉 Ti abbraccio anch’io

  8. 30 maggio 2012 18:35

    La mia vita è migliorata molto quando, invece di criticarmi sempre per la parte imperfetta delle mie performance, ho cominciato a chiedermi: “Perfetto come sarebbe?” e nel rispondere sinceramente a questa domanda, la domanda successiva era sempre: “Perfetto è anche realistico?”. La risposta a questa domanda è stata sempre no. La risposta alla domanda “Avevi intenzione di fare del tuo meglio?” è sempre stata affermativa. Sai che c’è? Ci deve bastare. Perchè alle volte quello che noi consideriamo perfetto non è umanamente fattibile e quello che noi perfezionisti consideriamo inadeguato, per molte persone è già un successone.
    E’ strano, ma mentre accompagnavo una mia paziente su questa strada, ho riflettuto sul fatto che se ti concentri sulla bellezza di quel che stai facendo e ti dimentichi di dare un voto al risultato, la vita migliora moltissimo. E’ perchè mi piace tanto impastare, che ho imparato a fare il pane. Quello che non va nel mio panino è solo un’informazione utile; trovare un modo per ovviare alle imperfezioni è pure divertente. Faccio esperimenti mescolando le farine, cambiando la lievitazione… Noi non siamo le nostre prestazioni. Siamo persone che hanno passione per le cose. E allora godiamocele.

    • 30 maggio 2012 22:03

      Cara Nat, quante cose sagge hai scritto.. e penso proprio che la mia svolta ci sia stata quando ho smesso di dare voti, quando ho colto che potevo anche non ottenere alcun risultato, e allora è rimasto solo il godimento del fare. Quando ci si impegna e si dà il massimo bisogna essere capaci di apprezzare ciò che si è ottenuto. A volte me ne dimentico, ma sempre meno spesso!

  9. profpalmy permalink
    2 giugno 2012 08:39

    Per diversi anni con mia figlia di sera facevamo un gioco, dire tutte le cose che aveva imparato a fare… ora lo facciamo un po’ più raramente, ma è sempre una gioia constatare la crescita e il cambiamento… hai dato un’interpretazione un po’ diversa, è vero, ma comunque interessante!

    • 4 giugno 2012 16:48

      E’ una bella abitudine da mantenere quella di ripensare alle cose che si sono imparate a fare: sabato abbiamo iniziato a provare a chiedere a lei cosa sa fare ed è stato bello rendersi conto che nella sua lista c’erano cose che io di solito non avevo mai nominato!

  10. 4 giugno 2012 18:13

    Complimenti, è bellissimo ciò che hai scritto.
    Lo condivido in toto.

  11. 8 giugno 2012 21:25

    Che bel post e come è vero quello che scrivi. E sentivo proprio che stavi parlando a me.
    Grazie.

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