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Saper dire no

7 maggio 2012

Mi fa paura l’ignoranza. Penso sia meglio sapere, sempre. E anche se a volte la tentazione di mettere la testa dentro la sabbia è forte alla fine non lo faccio mai. Conoscere significa vivere più consapevoli. Conoscere significa proteggere e proteggersi.

Ci sono cose che fanno paura ma è giusto conoscerle, non per vivere sempre in allarme ma per prendere tutte le precauzioni possibili.

Ecco perché, secondo me, il post di mammaimperfetta va letto e fatto conoscere. Per ciò che racconta, per i dubbi che pone, per i consigli che dà, per le domande ancora aperte.

Ho letto anche l’articolo di Baldoni che viene citato nel post, ho navigato tra i riferimenti che ha lasciato e tutti mi hanno dato da pensare. O meglio, in questi giorni i miei pensieri sempre lì tornano per cercare di trovare delle risposte.

Non le ho trovate. Non so quando inizierò a parlare a mia figlia di queste cose, non so quali saranno le parole migliori da usare. Ma so che non sarà sufficiente parlarne. Da quanto ho letto sono altrettanto importanti anche altre abilità:

  • la capacità di leggere dentro di sé, per sentire innanzitutto il proprio istinto che dice “questa cosa non mi piace”
  • la forza di seguire il proprio istinto e saper dire “no” a un adulto, anche se gentile, anche se simpatico, anche se “può restarci male”
  • la fiducia di poter raccontare a qualcuno il disagio sapendo di esser compreso

E non è poco.

 

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18 commenti leave one →
  1. il pipì permalink
    7 maggio 2012 16:28

    Tutte cose molto importanti e difficili da mettere in pratica,sicuramente ci vuole coraggio e consapevolezza!

    • 8 maggio 2012 15:59

      Sì, hai ragione sono difficili da mettere in pratica, si tratta di abilità che possono essere apprese per imitazione ma in cui è importante anche il modo in cui l’adulto reagisce ai bisogni del bambino nella vita quotidiana. Non è semplice ma quando si ha ben chiaro cosa si vuole raggiungere e cosa si vuole evitare allora penso ci sono buone probabilità di riuscirci.

  2. Rita permalink
    7 maggio 2012 17:53

    Perbacco…da genitore, impossibile non porsi il problema, che sicuramente non è di pronta e facile soluzione. Chissà quale può essere il momento adatto per parlarne, dipende da tante cose, non ultima “la recettività” del bambino, che credo sia diversa uno dall’altro. Chissà quali le parole adatte….la cosa certa è che bisogna sicuramente parlarne e notare in loro un qualsiasi, anche minimo, segnale che fa capire che c’è qualcosa che non va. Il discorso sarebbe molto più complesso e non riassumibile in poche righe, ma sono sicura, cara, che affronterai tutto nei modi e nei tempi giusti e l’istinto, quello materno, Ti aiuterà davvero tanto. Un abbraccio

    • 8 maggio 2012 16:08

      E’ vero, Rita, il discorso è molto complesso, per me era importante segnalare quel post perché offre molti spunti su cui riflettere. Come dici tu, molto dipende da bambino a bambino e cercare delle regolette da applicare forse è fuorviante, ma aver modo di riflettere su questo argomento può forse aiutare a cogliere prima certi segnali o a capire quando sia il momento per affrontare il discorso. Credo però che le abilità di cui parlavo devono essere invece dei punti di riferimento nell’educazione quotidiana..

  3. 7 maggio 2012 23:02

    i genitori servono a questo : dare ai propri figli gli strumenti, le abilità per difendersi, per lottare, per crescere.

    • 8 maggio 2012 16:19

      E’ vero, Margherita, servono proprio a questo, e riflettere sul come insegnare queste abilità e fornire questi strumenti voleva essere il tema del mio post 🙂

  4. 8 maggio 2012 04:52

    L’altra sera si parlava di questo con due attempati artisti. Dicevano che c’è il problema al contrario: che noi giovani generazioni siamo troppo “in allarme”. Da arzilli nonni dicevano che temono di dire una parola fuori posto accompagnado i nipoti a scuola per paura che si allarmino le mamme. Io però ho pensato ad un altro arzillo vecchietto che batte le spiagge da queste parte e l’angoscia dei giorni in cui il personaggio (che pare sia conosciuto alle mamme della spiaggia) che, passeggiando e facendo conversazione gironzola, troppo assiduamente intorno ai bambini, facendo foto. E ti devo confessare che a me ha preso un panico impressionante. Ho portato i bambini a casa e per qualche giorno non sono andata al mare se non accompagnata da mio marito. Guarda caso in presenza di mariti e nelle ore più affollate il vecchietto spariva. Non so cosa dire, se non che io non ho detto nulla ai bambini (perché il vecchietto non faceva nulla, salvo girare con una macchina fotografica in mano e sostare a fare conversazione con i bimbetti), salvo avvisarli che in caso la mamma avesse detto loro che c’era una persona che non le piaceva di allontanarsi con lei senza discutere.
    Scindere l’allarmismo, dalla dura realtà è difficile. E l’educazione alle volte mette in imbarazzo anche noi mamme. Quel vecchietto è solo cortese o fotografa i pupetti in spiaggia per altri motivi?

    • 8 maggio 2012 16:26

      E’ un bel tema quello che affronti, è molto sottile la linea che demarca il confine tra il giusto sospetto e l’allarmismo infondato, e come si sa quest’ultimo può fare dei danni enormi. Non si può vivere sospettando la mala fede di chiunque abbia un comportamento un po’ anomalo, non si può neanche far finta di vivere in un mondo in cui nessuno ha cattive intenzioni. Non so cosa farei nella tua situazione ma forse è proprio arrivato il momento di parlare in modo più chiaro con i tuoi bimbi più grandi..

  5. 8 maggio 2012 08:16

    Il post mi ha messo i brividi, perché fotografa con realismo che cosa accade veramente ai bambini quando hanno a che fare con un pedofilo. E il terribile senso di colpa che ne segue.
    Che dire..sono agghiacciata dentro, perché è veramente difficile insegnare ai propri figli a difendersi davvero.

    • 8 maggio 2012 16:32

      Anche la mia prima reazione è stata la stessa, Maude. Ma se ho voluto condividerlo è perché ritengo che più se ne parla, più si riflette su cosa è accettabile e cosa no, più ci si interroga sul cosa dire e sul come dirlo, la paura diminuisce.

  6. 8 maggio 2012 13:04

    La fiducia è un altro spunto su cui riflettere. Anche pensando al proprio passato, a quello che è successo, ai motivi per cui si è raccontato o si è taciuto. E’ sempre questione di fiducia? Forse si. O forse no. Può essere il senso di colpa, la paura, l’insicurezza, il disagio.
    (Grazie)

    • 8 maggio 2012 16:45

      Forse non è sempre questione di fiducia ma penso abbia un ruolo chiave. Se hai fiducia nell’adulto che ti accudisce puoi superare sensi di colpa, timori, insicurezze perché “senti” che non perderai il suo amore, che saprà rincuorarti e darti l’aiuto di cui hai bisogno. Conquistare questo tipo di fiducia non è mica facile. E’ la fiducia che un adulto si guadagna reagendo, comunicando, giorno dopo giorno in un certo modo. O forse, è più rassicurante per me credere che sia così.
      Grazie a te, Silvia, davvero.

  7. ladysmith81 permalink
    8 maggio 2012 18:29

    Sai io da piccola ho subito molestie. Ma all’epoca erano cose che non venivano dette, non se ne parlava, non stava bene. Io stessa ci misi un sacco a confessarlo a mia madre per paura che non mi credesse. Ti confesso di pensarci ogni tanto, questo dal giorno in cui ho scoperto di essere incinta. Almeno adesso è un problema visto e sentito dei genitori, all’epoca non c’era nemmeno la consapevolezza da parte della gente che cose del genere potessero accadere; è un grande passo avanti.

    • 9 maggio 2012 10:05

      Parlandone con amici due hanno ricordato che anche loro da piccoli hanno subito molestie e poi pero’ non ne avevano parlato con nessuno. E’ un fenomeno che purtroppo e’ diffuso, ma come dici tu per fortuna ora se ne parla e sicuramente in futuro troverai le parole adatte per parlarne con tua figlia. Posso ben immaginare che la gravidanza abbia risvegliato ricordi .. Ti abbraccio forte!

  8. 10 maggio 2012 10:35

    E’ un argomento molto delicato ma anche io ritengo che sia necessario parlarne. Io non ho figli ma se mai dovessi averne credo che cercherei di spiegare loro che al mondo ci sono persone cattive che, a volte, si comportano da “buone” magari cercando di mostrarsi gentili offrendo ai bambini dei dolcetti quando, in realtà, vogliono far loro del male.
    Cercherei di non essere troppo esplicita e di non suscitare paranoie ma metterei in chiaro una cosa che i miei hanno sempre detto a me e a mia sorella: “Non allontanarti mai con degli adutli che non conosci!”. E’ giusto che i piccoli sappiano che alcune cose sono sbagliate e che siano in grado di evitarle…
    Un abbraccio.

    • 11 maggio 2012 17:09

      Son d’accordo con te Giulia, è giusto parlarne ma il rischio in effetti, se non lo si fa nel modo giusto, è quello di creare paure e timori immotivati. Spero di riuscire ad affrontare questo argomento nel modo migliore!

  9. widepeak permalink
    11 maggio 2012 11:08

    anche a me da bambina è capitato di subire avvicinamenti impropri da parte di adulti sconosciuti: erano altri tempi, eravamo piû liberi di girare senza sorveglianza continua. in ogni caso sono stata “fortunata” xché si è trattatondi episodi circoscritti dai quali ho saputo districarmi da sola, ancorcheé portandomi poi dietro grande confusione. peró, forse proprio x questo, sono una tigre con le mie figlie se non vengono avvicinate in modo proprio. con loro ho lavorato con un libro sulla sessualità x bambini dai 3 ai 6 anni che affronta anche questi temi. non credo sia sufficiente, ma facciamo quel che possiamo. di certo il silenzio è la cosa peggiore.

    • 11 maggio 2012 17:15

      Il silenzio è la soluzione più vile. non si farà mai tutto ciò che si deve fare, forse non lo si farà neanche nel modo migliore, ma il fatto stesso di porsi il problema e di affrontarlo, come si può, dovrebbe renderci, come genitori, più sereni.
      Mi interessa il libro che hai usato, se pensi sia fatto bene mi daresti il titolo?

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